Politiche sociali più incisive

 

Lo Stato deve guidare e sostenere i suoi cittadini e non opprimerli o sfruttarli: occorre pertanto ribaltare completamente il punto di vista e riportare l’individuo al centro, piegando il sistema ai suoi bisogni.

Punto fondamentale di una tale ridefinizione dello Stato è certamente la lotta alla ludopatia e la cancellazione dello “stato biscazziere: nuove norme devono uniformare, a livello nazionale, la situazione, contrastando il gioco diffuso e introducendo politiche di recupero e sostegno per i soggetti colpiti e per le famiglie. Al tempo stesso, non potendo eticamente “far cassa” sulla salute dei cittadini, occorre rivedere integralmente le politiche legate ai Monopoli dello Stato, destinando comunque e in formula totale le risorse incamerate da quei settori alla cura, alla ricerca e alle politiche di contrasto alle dipendenze.

Nella stessa ottica si propone l’introduzione del concetto della “dignità del cittadino, per la quale lo Stato (o ogni altro Ente) prima di obbligare ad un pagamento, debba accertarsi della permanenza delle condizioni minime di dignità e, in ogni caso, non possa richiedere pagamenti superiori al 50 per cento di quanto realmente introitato dal debitore ogni anno, al di sotto di una determinata soglia. Conseguentemente si rende necessario l’abolizione di Equitalia e degli altri organismi puramente esattoriali e l’abolizione di qualsiasi tassazione sulla proprietà o sul reddito derivante dalla proprietà della prima casa, che non è un reddito per il cittadino o la famiglia, ma un fondamento, una risorsa e un investimento strutturale della comunità nazionale.

La salute non è solo un diritto dei cittadini, ma anche una risorsa per lo Stato. Quindi occorre bloccare immediatamente qualsiasi forma di taglio o riduzione dei servizi offerti, premiando comunque l’economicità e la funzionalità, e si ritiene determinante un rapido rilancio della ricerca e una curata promozione della prevenzione.

Riformare il sistema pensionistico e previdenziale significa poi dare nuova linfa alla comunità nazionale. L’azione, non più procrastinabile, si deve realizzare coniugando sussidiarietà, meritocrazia e solidarietà e con una definizione rigida della destinazione dei fondi collezionati. Se infatti ognuno contribuisce al sistema in ragione delle proprie possibilità, lo Stato non può e non deve fare alcuna distinzione tra i propri concittadini e l’erogazione di assistenza e pensioni deve divenire uguale tra tutti.

Fotografare l’esistente significa poi rilevare una società multi-etnica. Negare o immaginare politiche di puro blocco del flusso migratorio, significa invece pura demagogia. Rinunciare al sostegno umano alle persone in reale difficoltà, in fuga da discriminazioni, guerre o oppressioni, non può essere considerato minimamente paragonabile agli standard di civiltà che l’Italia, con millenni di impegni, ha sofferto per darsi. Occorre offrire l’opportunità a chi vuole crescere, a chi vuole investire e a chi dimostra di voler amare il nostro Paese di poterlo fare, governando al tempo stesso con rigore il fenomeno e salvaguardando la nostra cultura, le nostre tradizioni e il nostro stile di vita e ponendo (ad esempio) condizioni pregiudiziali, come un corretto e pieno uso della nostra lingua. Al tempo stesso un NO” fermo e assoluto ad accordi con quei Paesi fantoccio che spesso ricattano l’Italia con la pressione migratoria, per ottenere ingenti finanziamenti per i quali, in alcun modo, si riesce poi a monitorarne la destinazione. Ma invece un’ampia e completa collaborazione con le organizzazioni internazionali, anche con il sostegno delle nostre Forze Armate (sia in Italia sia in altri scenari) e, al tempo stesso, una chiara e corretta definizione della questione migratoria come questione europea, condizione pregiudiziale per qualsiasi mantenimento di ulteriori impegni economici da parte del Paese in seno all’Unione.